E’ possibile che il panico abbia un significato che va oltre i sintomi? E che individuando questo significato sia possibile risolvere il panico? Nella storia di persone affette da attacchi di panico accade spesso di rintracciare eventi o situazioni che hanno preceduto l’insorgenza dei sintomi, per esempio:

 

  • separazioni affettive
  • cambiamenti lavorativi
  • spostamenti abitativi
  • lutti o incidenti
  • completamento o interruzione di un percorso di studi


In generale, gli attacchi di panico sono spesso successivi a un cambiamento che il soggetto fa fatica a integrare nella propria esperienza, nella propria identità. Talvolta si tratta di cambiamenti in apparenza positivi, come l’inizio di una nuova carriera lavorativa o l’avvio di un percorso di studi che è stato il soggetto stesso a scegliere; in altri casi il cambiamento è imprevisto e difficile di accettare, trattandosi magari della fine di una relazione sentimentale o del fallimento di un progetto professionale. Ciò che accomuna queste diverse situazioni è la presenza di uno o più aspetti non controllabili che riguardano gli scenari futuri, lo sviluppo esistenziale dell’individuo, la sua possibilità di collocarsi adeguatamente nel contesto sociale e interpersonale di cui fa parte o nei contesti nuovi in cui è chiamato a inserirsi.

Il panico si innesta su una preesistente condizione di vulnerabilità sia psicologica sia fisica. Il nostro corpo, sottoposto a livelli elevati di stress, può generare sintomi di affaticamento o di tensione muscolare, perde energia, è più fragile di fronte alle sollecitazioni dell’ambiente esterno; queste sensazioni, di per sé poco gradevoli, si amplificano se il soggetto ha paura di perdere il controllo, se rimugina sul pericolo di poter stare male. La percezione di essere debole lo induce ad aumentare il controllo, a soffermarsi sulle sensazioni fisiche che non comprende e in questo modo ad accentuarle, nel più classico dei circoli viziosi.

Spesso però nasce tutto da un cambiamento che ci mette in difficoltà, da una situazione nuova che non sappiamo come affrontare, o semplicemente dalla conclusione di un’esperienza che ci aveva aiutato a definirci, che era stata per noi un riferimento. Finire l’Università, iniziare un nuovo lavoro, vivere l’esperienza dolorosa di un divorzio, sono eventi che segnano una separazione tra ciò che eravamo prima e ciò che siamo ora, tra l’immagine di noi che ci eravamo abituati a considerare e una nuova rappresentazione con cui dobbiamo fare i conti per costruire gli scenari che verranno. Il nostro corpo sente che in questi passaggi della nostra vita siamo emotivamente più fragili e diventa il veicolo di tale fragilità, esprimendola attraverso vari sintomi fra i quali possono comparire gli attacchi di panico.

Siamo sicuri che il panico viva di vita propria? Oppure è la manifestazione di qualcosa che dentro di noi sta cambiando?

 
Chi volesse ricevere maggiori informazioni per intraprendere una terapia sul panico può contattare il Dott. Gianluca Frazzoni Psicologo Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, chiamando il numero 340/1874411 o scrivendo all’indirizzo email info@psicoterapiaemilano.it, e fissare un primo colloquio gratuito in uno degli studi di Milano.

 

COSA CI COMUNICA IL PANICO?
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