L’ossessione di contaminarsi è legata alla paura e al disgusto. A differenza di altre ossessioni che vertono maggiormente sulla percezione di un pericolo, in questo caso un elemento fondamentale è rappresentato dal sentimento di repulsione nei confronti di oggetti, superfici, situazioni associate a un’idea di sporcizia. Cosa rende una persona così sensibile al senso di disgusto? Perché un’immagine repellente si fissa nella testa e non se ne va più, portando con sé la paura di un contatto seppur non voluto? Nel modello delle ossessioni il contenuto mentale intrusivo è tale perché entra in conflitto col sistema psicologico del soggetto. Mette in pericolo la stabilità emotiva, l’equilibrio dei pensieri, il senso di sicurezza. E perché proprio la sporcizia? Il disgusto viene alimentato dalla percezione di avere confini labili per potersene difendere; la vista dello sporco non sarebbe così intrusiva se ci fosse la sicurezza di potersene allontanare senza difficoltà sia fisicamente sia mentalmente.

L’ossessione di contaminarsi esprime perciò la paura di non avere confini sufficientemente solidi che aiutino a regolare le emozioni prodotte dalla vista di uno stimolo sgradevole. Lo sporco diventa uno stimolo quasi magnetico, attira pensieri e fantasie come se la mente non riuscisse a porre una distanza. Talvolta la fantasia è di poter essere persino attratti dalla sporcizia, il rimuginio si concentra allora sull’effetto che potrebbe fare il contatto intenzionale con lo sporco. Come può verificarsi questo fenomeno mentale? Se partiamo dalla considerazione già formulata per il Disturbo Ossessivo-Compulsivo nel suo complesso e per le ossessioni più specifiche che lo caratterizzano, il contenuto di un’idea intrusiva è di norma costituito da un pensiero, un’immagine o un concetto che per la persona in questione riveste un significato particolarmente inaccettabile. Un tabù. La sporcizia genera disgusto nella stragrande maggioranza degli individui, anzi la funzione del disgusto è proprio di definire un confine che protegga da ciò che appare repellente, ma per alcuni lo sporco è ancora più inaccettabile da vedere e da pensare. Come se fosse il collegamento, l’analogia con un vissuto interiore di corruzione, di colpa. Come se lo sporco potesse sporcarci dentro o farci sentire ancora più inquinati.

La repulsione verso uno stimolo esterno si accompagna ad un disagio verso se stessi che non può essere descritto in termini razionali. La paura di venire contaminati non è giustificata dal contesto reale, oggettivo, in cui difendersi dalla sporcizia richiede solo di non entrare fisicamente in contatto con essa. La contaminazione temuta ha un significato emotivo e si collega a un’immagine di se stessi negativa, macchiata, sporca. Nella storia personale di chi sviluppa questa ossessione si incontrano spesso vissuti di colpa, vergogna, violazione dei confini. Il pensiero ossessivo ha quindi un valore simbolico, una motivazione più profonda dei contenuti concreti che esprime. L’ossessione di entrare in contatto con la sporcizia può diventare persino una fantasia, una tentazione, come se la mente volesse testare l’assenza di confini per sentire dove può arrivare, in un tentativo di controllare la minaccia familiarizzando con essa.

Il legame col vissuto interiore è proprio in questa prossimità con la sporcizia, come se esistesse un nesso tra la repulsione provata verso l’esterno e la vergogna nei confronti di se stessi. La psicoterapia approfondisce questi nessi arrivando a esplorare il sentimento intimo del sentirsi invasi, sporchi, deboli di fronte all’intensità delle emozioni. Poco alla volta ci si accorge che il pensiero ossessivo è solo una creazione della mente e può essere reso inoffensivo, mentre la sensazione di essere sporchi, intoccabili, costituisce l’elemento centrale del percorso psicoterapeutico. Il disgusto e la vergogna sono emozioni estremamente profonde, possono manifestarsi attraverso pensieri ossessivi ma in genere si legano alla percezione che un individuo ha di sé e delle proprie esperienze. La paura della contaminazione rimanda alla tematica dei confini, del non sentirsi protetti anche dal punto di vista emotivo, nell’incapacità di porre un filtro all’espressione dei propri stati d’animo, di modularli e dare loro un adeguato contenimento, finendo in balìa di tutto ciò che può provocare angoscia o altri sentimenti negativi.

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Chi volesse ricevere maggiori informazioni per intraprendere una psicoterapia del Disturbo Ossessivo-Compulsivo può contattare il Dott. Gianluca Frazzoni Psicologo Psicoterapeuta, chiamando il numero 340/1874411 o scrivendo all’indirizzo email info@psicoterapiaemilano.it, e fissare un primo consulto gratuito presso lo studio di Milano.