Sentirsi in colpa e’ un vissuto piuttosto comune: ci sentiamo in colpa se crediamo di aver fatto un torto ad un’altra persona, di essere stati poco corretti con lei, o se pensiamo che stia male a causa nostra. La frequenza e l’intensità di questa emozione variano a seconda del soggetto e del suo umore di fondo; in alcuni periodi si può osservare un incremento dovuto ad una condizione emotiva problematica che coinvolge buona parte delle esperienze quotidiane. La colpa ha tuttavia una funzione fondamentale nell’ambito delle relazioni umane, poiché stabilisce dei confini oltre i quali un comportamento viene considerato oggettivamente sbagliato, insensibile e perfino crudele: un individuo antisociale, non riuscendo a sentirsi colpevole quando danneggia il prossimo, può arrivare a compiere azioni estremamente violente e aggressive. La colpa ci indica la presenza e la misura di un danno di natura emotiva, fisica o relazionale che abbiamo procurato ad altri. Nei rapporti umani essa e’ alla base di alcune convenzioni prevalenti: l’idea del tradimento, ad esempio, e’ socialmente poco accettabile poiché la maggior parte delle persone sperimenterebbe un senso di colpa nel commetterlo.

A differenza della vergogna, che si sviluppa come emozione sociale, la colpa e’ uno stato d’animo più privato che riguarda la dimensione interiore della psiche: riprendendo il caso precedente, un individuo che dovesse confessare ad un vasto pubblico i propri tradimenti si sentirebbe colpevole verso il partner, col quale condivide una relazione privata, e proverebbe vergogna verso chi lo ascolta, temendo di incorrere in un giudizio sociale negativo. La funzione protettiva della colpa viene però a cadere allorché si crea una sproporzione fra l’intensità dell’emozione e l’evento che l’ha provocata; una persona che chiede scusa e si giudica responsabile di una scorrettezza nella maggior parte delle situazioni e’ pervasa da un profondo sentimento di indegnità personale. Analizzata da questa prospettiva, la colpa condivide con la vergogna l’impossibilità per il soggetto di considerarsi sullo stesso piano degli altri, ugualmente rispettabile e capace di esprimere caratteristiche positive; la valutazione cognitiva degli eventi e’ anch’essa distorta e descrive in maniera poco realistica gli elementi del contesto.

Ragionando per estremi, mentre coloro che non sviluppano la capacità percepire la colpa appaiono noncuranti dei bisogni dell’interlocutore, dei suoi confini e della sua sensibilità, finendo per adottare atteggiamenti prevaricanti, coloro che si ritengono sistematicamente colpevoli non difendono i confini propri, faticano a riconoscere i propri bisogni e a tutelarli da un eventuale danno subito. Fra queste due polarità sono comprese molte sfumature differenti ma il concetto fondamentale riguarda la capacità di mediare, all’interno di una relazione, tra la nostra posizione e quella dell’altro. Proponendo un parallelismo con la rabbia, si può affemare che l’emozione di colpa sia un utile indicatore della necessità di modulare alcune nostre tendenze per venire incontro alle richieste dell’interlocutore, mentre uno stato d’animo arrabbiato ci fa comprendere che dobbiamo esprimere agli altri i nostri punti di vista affinché possano essere recepiti in modo diverso da quanto accaduto in precedenza. La terapia cognitivo-comportamentale focalizza il proprio intervento sulla discussione dei pensieri dai quali si origina la colpa; in molti casi si tratta di convinzioni irrazionali sulla propria mancanza di valore, che si sono formate nel corso della vita a seguito di esperienze e interazioni in cui viene rinforzato quel significato. Il paziente vive questi pensieri come automatici, faticando a riconoscere il processo mentale mentre esso si svolge: la colpa e’ uno stato emotivo così ricorrente che diventa impossibile identificare le valutazioni cognitive poco realistiche e il ruolo decisivo esercitato dalla rappresentazione di sé. In terapia si lavora per rielaborare l’idea secondo cui siamo sistematicamente colpevoli di un danno oggettivo arrecato ad altri; attraverso un percorso graduale viene messo in luce che a generare quella convinzione e’ un’immagine personale svalutata, sulla quale la psicoterapia agisce per rendere possibile un cambiamento.

 

Chi volesse ricevere maggiori informazioni su questa tematica per intraprendere una psicoterapia può contattare il Dott. Gianluca Frazzoni Psicologo Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale e fissare un primo consulto gratuito in uno degli studi di Milano.

 

 

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