La possibilità di iniziare una psicoterapia dipende da un’idea, da un’intenzione. Chiedere aiuto è il passo necessario senza il quale non possono iniziare un percorso di cura, una relazione terapeutica, un cammino verso il cambiamento.

Spesso chiedere aiuto non è facile. Significa ammettere che esiste un problema, che si è vulnerabili di fronte ad esso, e che le proprie risorse individuali non sono in quel momento sufficienti a generare una condizione emotiva migliore. In realtà queste tre affermazioni possono essere rivedute e corrette.

Avere un problema non significa esserne colpevoli, non rappresenta la misura del valore di un essere umano. Avere un problema è un fatto. Oggettivo, neutro, privo di connotazioni valoriali, ideologiche o morali. Un problema non è un deficit.

Essere vulnerabili non significa essere inadeguati. L’idea che di fronte a qualunque situazione sia necessario mostrarsi forti, decisionisti, perfettamente autonomi dal punto di vista emotivo è una trappola che rende impossibile il cambiamento. Fare sempre tutto da soli non è possibile e soprattutto non è sano. Pensare che non si debbano mai mostrare delle fragilità impedisce di conoscere la reale natura dell’animo umano e non è una descrizione corretta di come funziona la nostra psiche.

Le difficoltà emotive rendono più difficile l’accesso alle risorse individuali. Non si tratta quindi di colmare dei deficit, di insegnare al paziente un modo per essere più “sano”, si tratta di aiutarlo ad utilizzare risorse che già possiede oppure a creare risorse alternative che nascono sempre dentro di lui. L’ansia, la tristezza, la vergogna e le altre emozioni negative producono dei blocchi, dei cortocircuiti dentro i quali il paziente non riesce più a pensare in maniera flessibile, a sentirsi capace e adeguato, a relazionarsi con gli altri in maniera efficace; la psicoterapia lavora per rimuovere quei blocchi partendo dall’assunto che le risorse del paziente non sono insufficienti, vanno semplicemente attivate.

Chiedere aiuto può far sentire deboli, può essere vissuto come una sconfitta e mettere in crisi la convinzione, avuta fino a quel momento, di essere perfettamente in controllo, capaci di scegliere, in grado di superare le difficoltà grazie alle proprie doti. Chiedere aiuto può essere in contrasto con i valori appresi in famiglia, con affermazioni come “bisogna risolvere tutto da soli”, “non si devono far vedere agli altri le nostre difficoltà”, “stare male emotivamente è solo un lamento, una sceneggiata per attirare l’attenzione”.

Chiedere aiuto non ridimensiona le nostre capacità, non ci rende meno attraenti né pregiudica il buon esito dei nostri progetti; è anzi un atto di profonda autoconsapevolezza e umiltà, un’apertura verso gli altri, verso il cambiamento; chiedere aiuto è una possibilità, un’alternativa creativa e mai banale. Riconoscere che esiste un problema, mettere in discussione gli schemi che abbiamo utilizzato fino ad ora, sentire il bisogno che il futuro sia diverso non vuol dire liquidare le esperienze passate archiviandole come fallimenti; chiedere aiuto è un modo per non rimuginare più sul malessere – talvolta sulle occasioni perdute – iniziando un percorso in cui da un lato si valorizza il senso di ciò che è stato e dall’altro si costruiscono scenari alternativi che migliorano la qualità della vita.

 

Chi volesse ricevere maggiori informazioni per intraprendere una psicoterapia può contattare il Dott. Gianluca Frazzoni Psicologo Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, chiamando il numero 340/1874411 o scrivendo all’indirizzo email info@psicoterapiaemilano.it, e fissare un primo consulto gratuito in uno degli studi di Milano.

 

 

 

Saper chiedere aiuto Psicoterapia cognitiva
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