Questo dubbio scatena pensieri ossessivi su potenziali comportamenti lesivi che le persone sarebbero in grado di commettere nei confronti di se stesse o degli altri. Nello specifico i contenuti di queste fantasie possono essere svariati: investire un passante o un animale con l’auto, aggredire fisicamente un familiare o uno sconosciuto, fare del male al proprio figlio o dimenticarlo da qualche parte, molestare sessualmente un bambino. E molti altri. Cosa conduce a sviluppare questo genere di fantasie? Partiamo da un presupposto: in momenti di particolare stress, affaticamento o sofferenza la mente umana può fare fantasie, immaginare scenari che non hanno la minima probabilità di realizzarsi concretamente, fantasticare su catastrofi, incidenti, eventi terribili. I pensieri sono uno sbocco naturale delle emozioni.

Quando proviamo emozioni positive ci appare naturale che ad esse si accompagnino pensieri sereni, gradevoli, che ci fanno stare bene. Quando invece l’emozione è fastidiosa, faticosa, i pensieri che si producono, ugualmente in linea con lo stato emotivo come avviene nel primo caso, assumono contorni cupi, preoccupati, persino inquietanti. Spesso un’emozione di ansia, vergogna, tristezza, si riflette in una percezione negativa di noi stessi, di quello che siamo o che potremmo essere. Questo perché le emozioni fanno parte della nostra identità, della nostra personalità, ci trasmettono informazioni non solo su come ci sentiamo ma anche su come la nostra mente sta funzionando in quel momento. Possiamo avere la sensazione di aver perso il controllo e di non riuscire a recuperarlo, possiamo sentirci sfiduciati e incapaci di fronteggiare le difficoltà, possiamo sentirci rifiutati dagli altri e quindi non amabili.

Ovvio che parlando di emozioni, di percezioni, non stiamo descrivendo la realtà oggettiva, la verità delle cose – ammesso che ne esista una – bensì la nostra realtà interiore, la nostra verità. Spesso il confine tra queste due dimensioni appare labile o addirittura inesistente,ci sentiamo incapaci e crediamo di esserlo davvero, ci sentiamo vulnerabili e questo sentimento, protratto magari nel tempo, rinforzato dalle ripetute situazioni in cui si è attivato, ci convince di essere veramente persone deboli e inaffidabili, prigioniere di una fragilità che ci rende diversi dagli altri. Si formano categorie mentali su cosa è giusto e cosa sbagliato, si formano nella nostra sensibilità giudizi inflessibili su quanto siamo inadeguati e difettosi. E si riduce la capacità di un pensiero critico sulle esperienze che viviamo. La sensazione di perdere il controllo viene estesa al corpo e alla mente, così che non riusciamo più a fidarci né dei contenuti della nostra mente né delle reazioni del nostro corpo.

Confondendo i due piani arriviamo a credere che la nostra mente possa generare le fantasie più perverse e che queste fantasie possano essere tradotte in un’azione concreta solo per il fatto di essere state pensate. E’ il pensiero magico, la fantasia che la realtà sia esattamente corrispondente ai nostri pensieri e che la mente abbia il potere di far accadere un evento grazie alla sola immaginazione. Ogni fantasia diventa pericolosa, ogni fantasia, anche la più improbabile, acquisisce il potere di spaventarci se non riusciamo a considerarla una semplice fantasia. Fare del male al prossimo è un atto che rifiutiamo a priori, se siamo persone moralmente corrette e capaci di provare senso di colpa; aggredire chi è più debole di noi o commettere una leggerezza che possa danneggiare gravemente chi ci sta vicino è inaccettabile per il nostro sistema morale; giungere addirittura a perversioni come la pedofilia sarebbe ancora più terribile.

Ciò che il pensiero ossessivo non ci comunica, però, è che si tratta di un sintomo, di uno sfogo. Non ci sarà nessuna violenza, nessuna aggressione e con ogni probabilità nessun incidente, soprattutto nulla di tutto questo accade senza che siamo in grado di ricordarlo. La gran parte di tali fantasie riguarda azioni che non possono essere compiute per caso o per sbaglio; alla base di un comportamento aggressivo o violento c’è una struttura di personalità, una disposizione emotiva sedimentata, ci sono scelte e decisioni che vengono incanalate in una sequenza consapevole e orientata. Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo rappresenta un quadro psicologico differente, i pensieri ossessivi sono contenuti mentali intrusivi che obbediscono a regole diverse, non forniscono una descrizione della realtà bensì la rappresentazione di una paura, di un tabù che inizia a perseguitarci. Sono la raffigurazione di uno spauracchio. Fare del male a qualcuno sarebbe terribile ma in questo caso è una fantasia che esprime le nostre ansie, la perdita di controllo che stiamo sperimentando e ci fa sentire disorientati, la difficoltà nel fidarci di noi stessi.

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