La paura di arrossire, o eritrofobia, è un fenomeno legato alla fobia sociale. L’imbarazzo può far arrossire e questa reazione fisica è incontrollabile. Generalmente la catena di pensieri associata all’eritrofobia si sviluppa in questo modo:

  • “se arrossisco gli altri si accorgeranno che sono in imbarazzo”
  • “essere in imbarazzo significa essere timidi”
  • “la timidezza è un segno di debolezza”
  • “non voglio mostrarmi debole”.
  • La Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale tratta l’eritrofobia affrontando i pensieri disfunzionali e approfondendo alcune domande:
  • “perché devo vergognarmi di arrossire?”
  • “perché è così importante che io mi mostri sempre sicuro di me?”
  • “dove ho imparato questa regola di comportamento?”
  • “cosa mi fa pensare che gli altri saranno così severi nel giudicarmi?”.

La paura di arrossire esprime un più generale imbarazzo con le persone, una più generale tendenza a provare vergogna; spesso chi descrive questo timore fa fatica a fidarsi degli altri, teme il loro giudizio essendo stato abituato a ricevere critiche all’interno di rapporti importanti, soprattutto familiari. I pensieri disfunzionali inducono a credere che il rossore venga subito notato dagli altri e giudicato negativamente. La paura di arrossire si accompagna quindi al timore di apparire diversi e inferiori e di essere derisi. Un elemento fondamentale è l’ansia anticipatoria, che spinge il soggetto a preoccuparsi ancor prima di trovarsi nella condizione di poter arrossire. Si forma così un’associazione mentale tra gli episodi del passato e le situazioni che devono ancora essere affrontate, come se l’imbarazzo fosse una risposta inevitabile.

Se è vero che il rossore non può essere soppresso con la sola forza della volontà, la Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale aiuta il paziente a non vergognarsene. Quando il paziente, accorgendosi di essere arrossito, ha una reazione meno angosciata, il rossore diminuisce; se non pensa di essere troppo timido e per questo inferiore alle altre persone, si riducono gli episodi in cui prova imbarazzo. In questo modo anche il corpo è più rilassato e non produce le risposte automatiche di vergogna.

La rappresentazione che il paziente ha di se stesso e degli altri costituisce il nucleo centrale dell’intervento psicoterapeutico: la paura di arrossire si fonda sulla convinzione di poter essere messo in soggezione e di non saper gestire le relazioni interpersonali a causa della propria eccessiva insicurezza, cui si contrappone la perfetta disinvoltura attribuita agli altri.

Come spesso accade la verità sta nel mezzo: il paziente non ha una patologia incurabile bensì delle difficoltà di natura emotiva che possono essere superate, mentre le persone che incontra nei vari contesti sociali non possiedono doti inarrivabili bensì il repertorio emotivo di tutti gli esseri umani. L’idea che essere estroversi significhi valere di più, e che caratteristiche differenti siano invece da considerare meno importanti o addirittura ridicole, porta il paziente a osservare il mondo applicando categorie rigide e a giudicare sbagliate le proprie risposte emotive quando non sono come vorrebbe. Così facendo non può mai concedersi di provare imbarazzo e deve avere sempre il pieno controllo di sé per non perdere credito agli occhi degli altri, ma questo contribuisce solo a rinforzare l’ansia.

La paura di arrossire è legata al timore di risultare impacciati o troppo timidi agli occhi degli altri, e si accompagna a sentimenti di vergogna che la psicoterapia permette di superare.

Chi volesse ricevere maggiori informazioni su questo argomento per intraprendere una psicoterapia può contattare il Dott. Gianluca Frazzoni Psicologo Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, chiamando il numero 340/1874411 o scrivendo all’indirizzo email info@psicoterapiaemilano.it, e fissare un primo consulto gratuito in uno degli studi di Milano.

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